Posizione: Home PageLista delle pubblicazioniSpecifica pubblicazione
Le radici storico-filosofiche dell'indifferentismo sessuale
Titolo: Le radici storico-filosofiche dell'indifferentismo sessuale
Autore: Simone Pillon
Editore: La Biblioteca della Mainf
Anno: 2014
Pagine: 26
Destinatari: Adulti
Descrizione:

Come molti anch'io sono sconcertato davanti a un avanzare così improvvisamente pervasivo - su ogni fronte - di iniziative che hanno a che fare con quella ideologia che si può grossolanamente definire la "Teoria del Gender".
Sono in corso attacchi continui e su tutti i fronti; per restare solo nel nostro Paese, sul fronte legislativo c'è il progetto di legge sull'omofobia, secondo il quale chiunque non sarà d'accordo con la "Teoria del Gender" rischierà pene detentive fino a sei anni. In Parlamento giacciono inoltre almeno sei proposte di legge sul matrimonio gay, un paio di proposte di legge sull'adozione per le coppie gay e altre iniziative sempre su questa linea, e questo è semplicemente l'attacco dal punto di vista normativo.
Ma c'è di più. Penso per esempio all'attacco dal punto di vista educativo. Molteplici sono gli interventi in numerosissime scuole di ogni ordine e grado portati avanti da associazioni LGBT che - profittando della "educazione alla sessualità"- fanno propaganda presso i giovani insegnando - spesso senza nessun contraddittorio - gli strampalati dogmi della "Teoria del Gender". Spesso il tutto è fatto sotto l'egida della strategia nazionale contro l'omofobia di cui si è fatto promotore l'UNAR. Si vanno inoltre diffondendo pubblicazioni sempre più inquietanti, rivolte ai più giovani e ai giovanissimi. Ho recentemente visto una pubblicazione che gira nelle scuole ma-6 terne, (Francesca Pardi, Qual è il segreto di papà?, Ed. Lo Stampatello) in cui si racconta una fiaba: protagonisti sono i bambini Julia e Carlo di 12 e 9 anni. Questi due bambini hanno dei genitori che si sono separati, e mentre la mamma si è accompagnata con un altro ragazzo, il papà è sparito: è molto misterioso, forse è malato, forse non si sa che cosa abbia, forse riceve strane telefonate. Improvvisamente, progredendo nel racconto, ecco svelato la malattia del papà: LUCA. Luca è la malattia del papà.
Perché il papà, dicono i bambini in questa breve fiaba, è innamorato "di un uomo come lui" e purtroppo nel nostro Paese ancora un uomo non può sposare un altro uomo (perché la legge è cattiva!), ma passerà una legge buona, e finalmente i due innamorati potranno sposarsi! Il racconto poi narra che addirittura a scuola i bambini ignoranti usano come parolaccia, la parola GAY, ma poi, si legge proprio nel libricino che "il papà è andato con Luca a parlare con la maestra", e il giorno dopo la maestra spiega che gay vuole dire allegro, e lo scrive sulla lavagna e tutti i bambini imparano questa cosa molto importante, e poi finalmente vengono portati a fare un giro in moto perché Luca è un poliziotto e finalmente - pensate che bello - i bambini possono andare a fare un giro sulla moto della Polizia perché Luca è gay e quindi è allegro e porta i bambini a fare un giro sulla moto. E alla fine della fiaba viene illustrato un bellissimo albero di Natale e financo, bontà loro, un presepe ed è incredibile vedere che almeno per ora, anche se sono disegnati molto piccolini, sia San Giuseppe che la Madonna sembrano avere tutte le necessarie qualità per identificarne il genere. Lascio ogni commento su questo genere di fiabe, raccontate spesso a nostra insaputa nelle nostre scuole materne.
Ancor peggio sono i tre libri preparati dall'UNAR in collaborazione con l'Istituto Beck di Roma, mediante i quali si vuole offrire un vero e proprio programma di indottrinamento basato sulla "Teoria del Gender" per gli studenti delle scuole primarie e secondarie.
Oltre agli attacchi dal punto di vista normativo ed educativo ci sono consistenti attacchi sui mass-media. In qualsiasi fiction oggi, dal "Medico in famiglia" a tutta la produzione di media e di format TV per giovani che ci arriva dagli Stati Uniti (MTV e altri canali satellitari) è obbligatorio che sia presente almeno una coppia omo-7 sessuale. Ovviamente si tratta di personaggi per bene, raffinati e culturalmente interessanti, proposti incessantemente come modello educativo ai nostri giovani. È inoltre evidente una pesante censura a senso unico nel mondo della informazione, contro la famiglia fondata sul matrimonio e a favore di qualsiasi realtà alternativa alla famiglia, tanto che, mentre i crimini in famiglia vengono immediatamente ripresi a caratteri cubitali dai giornali e rilanciati dalle TV e sui nuovi media, i delitti che hanno per protagoniste coppie omosessuali: gli omicidi, i suicidi, o peggio gli abusi sui minori vengono accuratamente censurati dalla informazione ufficiale. E le Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT redatte dall'UNAR e dal Ministero delle pari opportunità in questi giorni, vanno esattamente in questa direzione, con il dichiarato fine di sterilizzare a senso unico la stampa e l'informazione.
A questo punto mi sono chiesto: "Ma perché?" cioè "Qual è l'obiettivo?" "Da dove viene tutto questo movimento e dove vuole andare?". Perché se l'obiettivo finale è che qualche coppia di omosessuali abbia la casa popolare, si potrebbe anche discuterne. Ma il vero obiettivo che si vuol raggiungere con questi assalti ben organizzati non è quello. Non si tratta di diritti delle persone, o del riconoscimento del matrimonio gay o di non so quali difese da non si sa quali abusi. Questi sono solo obbiettivi di medio periodo, utili a raggiungere tutt'altro scopo. Allora qual è l'obiettivo finale dei sostenitori di quella che noi chiamiamo semplicemente la "Teoria del Gender"?

 

Link alla pubblicazione
Data di pubblicazione: martedì 24 febbraio 2015
Il Coordinamento Famiglie Trentine è lieto di annoverare in tutto il Trentino e nel resto d'Italia amici, sostenitori e simpatizzanti. A tal proposito, si sottolinea che la posizione ufficiale dell’Associazione è solo quella espressa sul sito www.coordinamentofamiglietrentine.it. Sono autorizzati a parlare in nome e per conto del Coordinamento Famiglie Trentine solo le persone che hanno esplicito mandato dal Comitato direttivo. Si diffida chiunque dal parlare per conto del Coordinamento Famiglie Trentine e si diffidano i giornalisti a utilizzarne il nome o ad accostarlo a terzi previa esplicito consenso, ai sensi della normativa vigente (art. 6 e 7 c.c.)​.